Stanchezza fisica e mentale secondo Nicolò Martinenghi 

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Nicolò Martinenghi Sport Bottle

Stanchezza fisica e mentale: Martinenghi spiega come è possibile ritrovare energia e costanza nella performance

Quando si parla di stanchezza nello sport d’élite, il pensiero va quasi automaticamente ai muscoli: crampi, lattato, respiro affannoso. Ma Nicolò Martinenghi, campione olimpico nei 100 metri a rana, capovolge la prospettiva. Per lui la fatica più insidiosa non è quella che si sente nelle braccia dopo mille vasche, ma quella che non si vede, che si accumula nella testa e che rischia di sgretolare prestazioni costruite nel corso degli anni.

Nicolò Martinenghi tuffo

Corpo e mente: due stanchezze che viaggiano insieme

Secondo Martinenghi, la visione comune dell’atleta riduce tutto allo sforzo fisico quotidiano, quando in realtà lo sforzo più difficile da affrontare è quello mentale. Specialmente negli ultimi anni, la pressione interna che ci si mette per eccellere pesa più di qualsiasi serie di ripetute. “Quando la condizione fisica non è ottimale ma la mente sì, riesco un po’ a coprire questo deficit fisico” spiega Nicolò. “Il contrario, però, è molto più complicato da gestire: se il corpo sta bene ma la mente no, il rischio di controprestazioni è concreto” precisa.

Nicolò Martinenghi si mette la cuffia

I segnali che non mentono

Nicolò, che per sua stessa ammissione dorme naturalmente poco, ha imparato a leggere il proprio corpo attraverso indicatori precisi. Sul versante fisico, il primo campanello d’allarme è il sonno: quando vede un aumento drastico delle ore di riposo, quello è prima di tutto una sorta di avviso per una stanchezza più fisica. Un aumento repentino nel bisogno di riposo, dunque, non è debolezza: è il corpo che chiede attenzione.

Per la stanchezza mentale, invece, il segnale è più sottile ma ugualmente inequivocabile: la necessità di staccare, di fare qualcosa di diverso, che sia un weekend da qualche parte o una giornata diversa dalla routine, basta uscire dalla spirale in cui lo sport occupa ogni angolo del pensiero.

Nicolò Martinenghi che nuota

I campanelli d’allarme secondo Nicolò Martinenghi

  • Bisogno di maggiori ore di sonno: segnale primario di stanchezza fisica accumulata.
  • Voglia irrefrenabile di staccare: indicatore di esaurimento mentale e necessità di cambiare stimoli.
  • Infortuni fisici, anche lievi: sono un avviso di un possibile ingresso in una fase di burnout.
  • Calo della qualità dell’esecuzione: quando la mente cede, la tecnica si deteriora prima della forza.

La mente come uno strumento potenziante

Uno degli aspetti più interessanti della visione di Nicolò Martinenghi riguarda il ruolo della mente durante l’allenamento stesso. Non si tratta solo di motivazione o resistenza psicologica: diventa un vero strumento per ottimizzare la performance sportiva anche quando il corpo è al di sotto delle sue massime capacità. “Mentre nuoto, mi immagino sempre nelle ultime bracciate di essere in una gara con degli avversari. È un lavoro di visualizzazione continua che trasforma ogni vasca di allenamento in una prova generale” spiega Nicolò. E quando la forma non è al cento per cento accetta di essere al 70%, ma punta a dare il 100% di quello che ha a disposizione.

Nella pratica, usa anche tecniche di controllo parametrico: una vasca percorsa in un certo numero di secondi e con un certo numero di bracciate, da ripetere poi con una bracciata in meno mantenendo lo stesso tempo. Piccoli miglioramenti incrementali che si accumulano nel tempo senza sovraccaricarsi troppo.

Nicolò Martinenghi mangia Race Fuel Bar

Il recupero: la parte fondamentale spesso sottovalutata

Se c’è un concetto su cui Martinenghi insiste senza esitazioni, è quello del recupero. Non come pausa dalla performance, ma come componente attiva e irrinunciabile dell’allenamento stesso, soprattutto andando avanti con gli anni, precisa. Da ragazzino poteva uscire dall’acqua e rientrare con la stessa intensità di prima. Oggi il recupero deve essere dosato con cura.

Le implicazioni sono profonde: una persona riposata riesce a prevenire gli infortuni con più efficacia, gestisce meglio lo stress, mantiene standard tecnici più elevati. Sicuramente il riposo è la parte fondamentale, afferma senza mezzi termini. E quando questo equilibrio si spezza, come è accaduto di recente con un infortunio che lo ha costretto a fermarsi, ci si ritrova a gestire anche la componente mentale di un imprevisto che non si può nè pianificare né prevedere.

Nicolò Martinenghi con le Star Whey

Disciplina e accettazione: la formula per essere costanti

Come si possono mantenere performance costanti su una carriera che dura anni? Martinenghi identifica due pilastri: disciplina e accettazione. La disciplina, per lui, è ciò che fa la differenza tra talento e dedizione: è ciò che ti fa fare il salto di qualità, in tutti gli ambiti e non solo nello sport. Ma non basta essere disciplinati: bisogna anche saper accettare i momenti di pausa, fare un passo indietro quando serve, senza interpretarlo come una sconfitta.

L’errore più comune che osserva, soprattutto tra i giovani atleti, è il rifiuto di questa accettazione: continuare a spingere quando il segnale è quello di fermarsi, convinti che allenarsi di più significhi migliorare di più. Invece, la qualità batte la quantità ogni volta. Se la qualità dell’allenamento viene messa in secondo piano, lì inizia a essere un problema più grande da gestire.

“Nei momenti di maggiore stanchezza, la mia ancora di salvezza è la passione, che avevo fin da quando ero piccolo. Il nuoto era il mio sport preferito: mi divertivo e lo amavo” ci spiega il nostro campione. Nicolò non ha perso questa matrice di piacere diventando un atleta. Al contrario, persino i momenti di crollo fisico totale, come finire sfiniti sul divano alle 19 e svegliarsi alle 2 di notte senza aver mangiato, vengono letti come esperienze da abbracciare e non da evitare. Per lui, la stanchezza significa anche lavoro ben svolto!

Nicolò Martinenghi nella postazione nuoto

Strategia pratiche per mantenere l’energia e la costanza

  • Ascoltare il sonno: un aumento improvviso delle ore di riposo è il primo indicatore di sovraccarico fisico.
  • Cambiare stimoli mentali: un fine settimana fuori dalla routine può essere sufficiente per resettare la mente.
  • Alimentazione e integrazione: prodotti come Vibracell Sport, ricco di micronutrienti, supportano le performance nei periodi di maggiore affaticamento.
  • Prioritizzare la qualità sull’intensità: meglio ridurre il volume di allenamento che abbassarne la qualità di esecuzione.

Spingere oggi, durante domani

Nicolò ha i propri eroi sportivi: Nadal, Federer, LeBron James. Non li ammira per i singoli exploit, bensì per la loro carriera complessiva ad altissimo livello. Allo stesso tempo, riconosce che non tutti sono top player, e che bisogna accettarlo.

“Se ti senti nel tuo prime, è esattamente il momento di spingere, e tu lo sai perché te lo senti dentro. In questo momento devi pensare solo a dare il massimo, perché questi sono occasioni da non lasciarsi scappare” consiglia ai giovani atleti.

Ma fuori da questi momenti, l’intelligenza sta nel costruire uno standard medio elevato e nel saper gestire la propria energia come una risorsa preziosa e non infinita.

Nicolò Martinenghi